Dalla licenza media alla maturità.
Il percorso visto attraverso i dati INVALSI

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Attraverso i dati INVALSI è stato possibile seguire circa mezzo milione di studenti nel loro percorso scolastico dall’esame di Stato del primo ciclo alla maturità. Accompagnarli in questo viaggio ci permette di raccontare i loro progressi e ci dà strumenti per riflettere e intervenire in vista di un miglioramento possibile.

Dalla licenza media alla maturità. Il percorso visto attraverso i dati INVALSI

Si può comprendere meglio e migliorare l’efficacia del sistema scolastico andando oltre la misurazione dei risultati di fine percorso e analizzando ciò che accade lungo un quinquennio di vita scolastica.

Le Prove INVALSI, oltre a fornirci gli esiti dell’apprendimento, sono costruite in modo da riuscire anche a seguire il percorso degli studenti nella scuola italiana.

I risultati di uno studio longitudinale con i dati INVALSI

Da un’analisi longitudinale dei risultati ottenuti dagli studenti della scuola secondaria di secondo grado – quelli che nel 2014 hanno sostenuto l’esame di Stato in terza media e nel 2019 hanno fatto l’esame di maturità – è emerso che 1 alunno su 5 non è riuscito a concludere il percorso di studi in regola, perché ha ripetuto uno o più anni, o si è addirittura disperso, abbandonando l’esperienza formativa prima del tempo e senza più farvi rientro.

Nella lettura degli esiti di coloro che invece sono arrivati a diplomarsi nel tempo previsto, è emerso come i risultati che i nostri studenti ottengono nelle Prove INVALSI in seconda e in quinta superiore sono fortemente influenzati dai risultati in uscita dalla scuola media.

Sono quindi molti gli allievi che non riescono a superare le difficoltà accumulate alla fine del primo ciclo d’istruzione e a terminare il secondo ciclo con livelli di preparazione di base in linea con quanto è previsto dalle Indicazioni nazionali o dalle Linee guida.

I risultati ottenuti nelle Prove INVALSI dai nostri studenti in seconda e in quinta superiore sono fortemente influenzati dai risultati in uscita dalla scuola media

Su questo fenomeno pesa anche il livello di studio dei genitori che, anche dopo 13 anni di scuola, continua a essere un fattore molto influente sui risultati degli studenti e penalizza notevolmente coloro che provengono da famiglie meno colte.

Un altro aspetto sicuramente interessante che emerge chiaramente dai dati INVALSI e sul quale occorre riflettere, è un evidente processo di autoselezione negativo degli studenti. Gli alunni che per qualche ragione non svolgono le Prove sono quelli più deboli, quelli che in terza media hanno avuto risultati peggiori e per i quali c’è bisogno di maggiore attenzione.

Lo scopo principale delle Prove INVALSI è quello di supportare, con dati robusti e affidabili, azioni tempestive per migliorare i risultati degli studenti più deboli. È quindi evidente che perdere le informazioni, i dati appunto, è un danno che si ripercuote soprattutto su chi ha maggiore bisogno di sostegno.

Da dove sono partiti i diplomati del 2019

Il Rapporto INVALSI 2019 ci ha fornito i risultati conseguiti dagli studenti che quest’anno hanno svolto l’esame di Stato del secondo ciclo d’istruzione. La ricerca longitudinale ci ha dato elementi aggiuntivi per valutare il loro percorso. Proviamo a fare un passo ulteriore per comprendere meglio la situazione appena descritta.

Nel 2014 circa 515.000 ragazzi di terza media hanno partecipato alle Prove INVALSI e hanno poi superato l’esame di Stato.

I livelli conseguiti alle Prove di Italiano e di Matematica da questi studenti sono stati messi in relazione con la misurazione intermedia effettuata quando frequentavano il grado 10, ovvero il secondo anno delle superiori, e successivamente con i risultati che gli stessi ragazzi hanno ottenuto nel 2019, prima della maturità.

Un percorso ad ostacoli

La prima informazione che appare è che dei 515.000 studenti del 2014 solo 333.900 hanno svolto le Prove del grado 10 nel 2016 o nel 2017: un ragazzo su tre non è stato censito.

Sono stati presi in considerazione due anni per avere un campione più esteso, in quanto questo appariva ridimensionato per via dei ripetenti e di coloro che non hanno sostenuto le Prove perché non obbligatorie come negli anni terminali dei due cicli d’istruzione.

Nel grado 10 un ragazzo su tre non viene censito. Si astengono dal sostenere la Prova perlopiù i ragazzi che alla licenza media hanno avuto punteggi più bassi

L’analisi dei dati mette in luce la perdita di informazioni soprattutto per gli studenti con una preparazione più debole. Si astengono infatti dal sostenere la Prova perlopiù i ragazzi che alla licenza media hanno avuto punteggi più bassi.

In alcuni di coloro che hanno partecipato si assiste a un processo di miglioramento dai livelli più bassi a quelli più alti, con pochissime differenze tra Italiano e Matematica. In concreto circa uno studente su quattro migliora il proprio livello di risultato rispetto alla terza media.

I risultati al traguardo

Del numero di studenti iniziale, quelli che nel 2014 avevano terminato la scuola media, nel 2019 gli allievi che hanno svolto le Prove INVALSI di quinta superiore sono stati 350.621, pari al 68% dei ragazzi di cinque anni prima. Disponiamo quindi di un’informazione sui livelli di uscita solo di 7 giovani su 10.

I dati sono piuttosto preoccupanti. Oltre il 45% degli studenti in difficoltà al termine della scuola media rimane in questa situazione anche alla fine della scuola superiore. In Matematica la percentuale sale al 50%.

Un alunno su cinque non riesce a concludere il percorso di studi in regola, perché ha ripetuto uno o più anni, o si è addirittura disperso, abbandonando l’esperienza formativa prima del tempo e senza più farvi rientro

Restano 165.000 studenti di cui non si sa più nulla, mancano i risultati. Parte di questi ragazzi è ancora all’interno del sistema di istruzione come ripetenti, altri sono entrati nel circuito della formazione professionale, ma il numero di questi ultimi è molto difficile da stimare. Tutti gli altri però sono dispersi e la maggioranza di questi erano quegli studenti con un risultato basso o molto basso nel 2014, alla fine della terza media.

Questi numeri definiscono certamente un quadro poco confortante, sul quale tuttavia si può intervenire. Uno strumento importante per migliorare lo offrono i dati INVALSI in uscita della terza media, che sono in grado di identificare piuttosto bene gli alunni a forte rischio di insuccesso.

Per le scuole superiori è possibile quindi avere immediatamente a disposizione queste informazioni e intervenire tempestivamente con azioni di supporto mirate per permettere a tutti di raggiungere il pieno successo formativo.

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