Scuola primaria: un’analisi attraverso i dati INVALSI

Oltre un milione di alunni di seconda e quinta elementare hanno sostenuto le Prove INVALSI nel 2019. Come siamo andati in Italiano, Matematica e Inglese? In quali regioni siamo migliorati?

Scuole primarie: un’analisi attraverso i dati INVALSI

Le Prove INVALSI 2019 hanno coinvolto oltre un milione di alunni della Scuola primaria

Tutte le classi seconde e quinte elementari hanno infatti sostenuto una Prova di Italiano, una di Matematica e, limitatamente alla V elementare, anche una Prova di Inglese. 

A differenza degli altri cicli scolastici, dove dal 2018 le Prove si svolgono in modalità CBTComputer Based Training, nella Scuola primaria i quesiti vengono proposti in forma cartacea.

Andiamo dunque ad approfondire i risultati delle Prove di questi alunni.  

Scuole elementari: come siamo andati alle Prove INVALSI 2019

L’Italiano e la Matematica sono il primo e più importante contatto dei bambini con l’alfabetizzazione.

La misurazione degli apprendimenti acquisiti in queste materie, già in seconda e in quinta elementare, fornisce quindi uno strumento utile per osservare eventuali lacune sulle competenze fondamentali individuate dalle Linee guida del Ministero dell’Istruzione.

Scuole primarie: un’analisi attraverso i dati INVALSI

La media dei punteggi, sia per la Prova di Italiano che per la Prova di Matematica, è omogenea tra le 5 macro aree in cui è diviso il Paese – Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud, Sud e Isole – e si discosta, in alcune aree, di soli uno o due punti dalla media nazionale (200).

Sono poche le regioni in cui la distanza dal valore mediano è più netto: i punteggi più alti in assoluto sono in Basilicata, Marche, Umbria e Molise. 

Mentre le regioni con il punteggio più basso rispetto alla media sono la provincia di Bolzano, la Toscana, la Campania e la Sardegna, la Calabria.

Gli alunni della seconda elementare di Basilicata, Marche, Umbria e Molise hanno i punteggi più alti in Italiano e Matematica.

Scuole primarie: un’analisi attraverso i dati INVALSI

Dalla quinta elementare inizia a definirsi un divario territoriale in Matematica.

In alcune regioni del Mezzogiorno e nelle Isole i punteggi sono più bassi della media nazionale.

La distanza, in alcune regioni del Sud, è di 10 punti sotto la media o più, come in Calabria (186), in Sicilia e la Sardegna (190), in Campania (193).

La Basilicata conferma anche al grado 5 il primato di regione con il punteggio più alto (214).

PRIMARIE-GRADO 5 PUNTEGGI ITA MATH

Come siamo andati in Inglese

In quinta elementare, gli alunni sostengono anche le due Prove INVALSI di Inglese, lettura (reading) e ascolto (listening).

In questo caso i livelli di riferimento sono quelli del QCER – Quadro Comune di Riferimento Europeo e le Indicazioni del Ministero dell’Istruzione indicano che al termine della primaria gli alunni debbano raggiungere il livello A1.

8 alunni della V elementare su 10 raggiungono il livello A1 in Inglese.

A livello nazionale, le Prove restituiscono risultati positivi: nel listening hanno raggiunto l’obiettivo l’84% degli alunni e nel reading l’88,3%.

Questo dato è più basso nella Macro Area Sud e Isole, in particolar modo per la Prova di listening (74,3).

Gli allievi di Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna che non conseguono  il livello A1 sono una percentuale decisamente maggiore rispetto alla media nazionale. 

Tuttavia, è positivo riscontrare, che rispetto alla rilevazione del 2018, sono proprio queste regioni del Sud ad avere avuto i miglioramenti più evidenti nella Prova di ascolto.

La Calabria è passata dal 69,8% di allievi A1 nel 2018, al 77,2% del 2019. La Campania dal 67,5% al 77,9%.

PRIMARIE ING LISTENING TREND 2018-2019

La variabilità tra alunni, tra classi, tra scuole

Diamo ora uno sguardo agli indici di variabilità, una delle misure del grado di equità di un sistema educativo.

Un primo dato da tenere in considerazione è la percentuale di variabilità dei punteggi dovuta alle differenze dentro le classi. 

Guardando i risultati delle Prove di Italiano, emerge che la variabilità tra gli alunni all’interno delle classi del grado 2, nella macro area Sud e Isole (74,3%), è più bassa rispetto alla media nazionale (81,3%). 

Non si tratta purtroppo di un fenomeno positivo, peraltro confermato anche per il grado 5.

Ricordiamo che:

La variabilità tra gli alunni nella classe deve tendere a 100.
Ovvero quanto più questa quota di variabilità è alta, tanto più nella classe sono rappresentati tutti i livelli di apprendimento.

Significa quindi che non si verificano polarizzazioni, ma nella classe ci sono sia eccellenze sia alunni con punteggi sotto la media.

PRIMARIE VARIABILITA ITALIANO

Per quanto riguarda la variabilità tra le classi e tra scuole, vale il ragionamento opposto. 

Se la quota di variabilità tra classi o tra scuole è vicina allo zero, abbiamo scuole tra loro omogenee e classi mediamente equivalenti all’interno di una stessa scuola.

Anche in questo caso, i risultati del Sud e Isole non sono soddisfacenti. 

In Italiano, tanto al grado 2 che al grado 5, la variabilità tra classi e tra scuole nella macro area Sud e Isole è più alta rispetto alla media nazionale.

Al grado 5, la variabilità tra gli alunni di una stessa classe al Nord si attesta intorno all’80%, al Sud e nelle Isole scende sotto il 60%.

PRIMARIE VARIABILITA MATH

Al Sud e Isole, la quota di variabilità dei risultati di Matematica dovuta alle differenze tra classi e tra scuole è più che doppia rispetto alle macro aree Nord Est e Nord Ovest. 

Infine, vediamo le quote di variabilità per quanto riguarda l’Inglese listening e reading relative alle sole classi che sostengono queste Prove, ovvero quelle del grado 5.

Da Nord a Sud, i dati delle Prove INVALSI 2019 indicano per l’Inglese una situazione generalmente peggiore rispetto al quadro visto nelle altre due materie.

In tutte le macro aree, la variabilità dei risultati di Inglese è mediamente più bassa tra gli alunni di una stessa classe e più alta sia tra le classi di un medesimo istituto sia tra le diverse scuole.

Preoccupano in particolare i risultati misurati al Sud e Isole, dove la variabilità degli alunni nella classe scende nella Prova di ascolto al 43,2%. La media nazionale è 62,4%. 

Sempre al Sud e Isole, 36,6% e 20,2% sono invece rispettivamente le percentuali di variabilità dei punteggi dovuta alle differenze tra le scuole e tra le classi.  La media nazionale è 26,1% e 11,5%.

La macro area Nord Ovest ha i risultati migliori: 17,9% è la variabilità tra scuole e 8,1% quella tra classi. 

Variabilità, una misura dell’equità

Il fenomeno della concentrazione dei punteggi migliori in alcune scuole o in alcune classi o dell’eccessivo livellamento dei risultati in una specifica classe priva il sistema educativo di una certa quota di equità.

La misura della variabilità dei risultati delle Prove INVALSI permette quindi di osservare, fin dalle scuole primarie, una tendenza in alcune regioni, soprattutto in Matematica e Inglese, a risultati non sempre omogenei in tutte le scuole o classi.

Un dato che può significare standard qualitativi diversi e di fatto meno opportunità formative per alcuni alunni.

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