Cosa misurano le Prove

Il modo migliore per capire scopo, valore e limiti delle Prove INVALSI è capire che cosa misurano, e perché. Le Prove infatti non testano capacità in più rispetto a quelle che si devono acquisire a scuola.

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A scegliere queste capacità non è l’INVALSI, né un comitato di esperti. Non si basano su qualche particolare teoria scientifica più o meno alla moda.

Non sono decise e neppure ispirate da una qualche organizzazione internazionale come l’OCSE, quella che gestisce il famoso programma PISA, per la valutazione dei ragazzi quindicenni.

Le Prove INVALSI verificano quello che la normativa prevede che gli studenti della nostra scuola sappiano fare. E nulla di più.

Il punto di partenza della preparazione delle Prove sono le Indicazioni nazionali e le Linee guida del Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (MIUR), che descrivono i traguardi che gli allievi devono raggiungere e rappresentano quindi il punto di riferimento del lavoro di ogni insegnante.

Sulla base di questi documenti l’INVALSI ha elaborato i Quadri di Riferimento, che definiscono con precisione quali competenze, conoscenze e abilità devono essere misurate attraverso le prove standardizzate, e che a loro volta sono la base per gli autori.

Non si può misurare tutto

Le Prove infatti non misurano tutto, né potrebbero praticamente farlo. Non misurano ad esempio le capacità di comunicazione verbale e scritta, né le competenze affettive e relazionali.

Per questo non sostituiscono la valutazione degli insegnanti, che deve guidare la formazione di ogni singolo ragazzo.

Che cosa misurano allora le Prove INVALSI?

Le Prove misurano l’apprendimento di alcune competenze fondamentali, indispensabili per l’apprendimento scolastico anche delle altre discipline, così come nella vita, per la cittadinanza o sul lavoro.

Si tratta in altre parole di un corredo di competenze chiave che la scuola ha il dovere di trasmettere e che ogni ragazzo ha il diritto-dovere di acquisire.

E il modo migliore per rendersene conto è andare a vedere quali sono, disciplina per disciplina.

In pratica, cosa viene valutato?

Capire e farsi capire nella propria lingua è fondamentale, anche perché la lingua è una palestra del pensiero. Per questo, oltre che la conoscenza della grammatica che serve per esprimersi, nella Prova di Italiano si verifica la capacità di comprendere un testo autentico, letterario o meno, misurando sette aspetti della competenza linguistica che valutano la capacità degli studenti di riflettere sul testo, valutarlo, comprenderne l’organizzazione logica e le connessioni interne.

La Prova di Matematica verifica le conoscenze più importanti, la capacità di risolvere problemi e quella di argomentare in quattro ambiti: probabilità e statistica, aritmetica o algebra, geometria, relazioni e funzioni. Delle tre Prove, è quella che più dipende dal possesso di conoscenze disciplinari, ma i quesiti partono spesso da problemi del mondo reale, e chiedono agli allievi anche di saper riflettere sul perché delle scelte, quindi di saper utilizzare correttamente la logica deduttiva.

La Prova di Inglese misura la capacità di capire gli altri nella vita reale attraverso quesiti basati su testi da leggere o da ascoltare autentici, tratti dalla quotidianità, ed è quindi quella meno legata al possesso di conoscenze, ad esempio di grammatica.

È quindi evidente che le Prove INVALSI non sono test di memoria; richiedono invece agli studenti la capacità di ragionare per utilizzare al meglio quanto hanno imparato, non semplicemente perché previsto da una normativa, ma soprattutto perché la capacità di ragionare è fondamentale per tutta la vita.


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