Uno sguardo sull’Educazione con gli indicatori OCSE

L’OCSE ha pubblicato il report Education at a Glance 2020, che ci offre una panoramica sullo stato dei sistemi di istruzione dei Paesi membri e delle Economie partner dell’organizzazione.

Uno sguardo sull’Educazione con gli indicatori OCSE

Nel rapporto annuale Education at a Glance l’OCSE fa il punto sull’educazione a livello globale e focalizza l’attenzione sull’impatto che la pandemia sta avendo e avrà nel prossimo futuro.

Questo perché gli effetti delle misure di contenimento, oltre a influire sull’economia, vanno a pesare maggiormente sulle categorie di studenti che sono già più vulnerabili. È necessario quindi conoscere le criticità attuali per avere informazioni che permettano di contrastare la povertà educativa.

Vediamo quali sono le principali considerazioni contenute nel volume.

L’impatto della crisi sanitaria sull’educazione

Secondo l’ultimo Economic Outlook dell’OCSE, anche il gli scenari più ottimistici prevedono un periodo di recessione dovuta al Covid-19: si stima infatti che l’attività economica globale dovrebbe diminuire almeno del 6% nel 2020. Nell’ipotesi di un secondo periodo di lockdown su larga scala la situazione sarebbe ancora più critica.

La crisi influisce direttamente sull’istruzione, che dipende dalle entrate fiscali dei vari Paesi. Minori entrate implicano infatti una minore disponibilità di fondi; inoltre una ridefinizione delle priorità di spesa può portare a un ridotto stanziamento di fondi da destinare all’educazione.

Nel 2017, la percentuale della spesa pubblica totale destinata all’istruzione – da quella primaria a quella terziaria – è stata in media dell’11% nei Paesi OCSE. L’Italia, con meno dell’8%, è nella penultima posizione di questa classifica.

Secondo le previsioni OCSE la pandemia causerà una crescita più lenta della spesa pubblica per l’istruzione nei prossimi anni.

Nel breve periodo però in varie Nazioni sono state messe in atto delle misure finanziarie di sostegno per contrastare l’interruzione delle attività didattiche in presenza. Tra queste vi sono anche le decisioni prese dall’Italia per favorire la Didattica a Distanza.

Gli effetti del Covid sulla mobilità studentesca internazionale

Uno degli aspetti dell’istruzione terziaria che l’OCSE monitora ogni anno sono i flussi internazionali degli studenti.

Nei prossimi anni la mobilità studentesca potrebbe subire una contrazione a causa delle chiusure dei confini e delle limitazioni imposte dai vari Paesi per fronteggiare la diffusione del Coronavirus.

A oggi la crisi sanitaria ha influito sulla continuità didattica e sulla sicurezza degli studenti internazionali nei Paesi ospitanti.

Nel prossimo anno gli spostamenti di questi studenti saranno sicuramente limitati e gli obiettivi didattici dovranno essere conseguiti attraverso percorsi di Didattica a Distanza.

Sarà però difficile garantire ai ragazzi altri benefit come l’esperienza internazionale, il networking e l’accesso a un mercato del lavoro differente da quello di origine.

Le implicazioni del Covid sulla didattica

La riduzione delle ore di didattica in aula

Nel tentativo di contenere la diffusione del Covid-19 in 46 Paesi, tra membri OCSE e partner, le scuole sono rimaste chiuse per diversi mesi. Ma non tutte le Nazioni hanno disposto la chiusura totale degli istituti scolastici e la durata dell’interruzione delle attività in aula è stata disomogenea.

Per quanto sia difficile stabilire con precisione il numero di giornate in aula non svolte, una stima dell’UNESCO ritiene che il periodo di chiusura sia durato:

  • più di 18 settimane in Cina
  • 16-18 settimane nel 28% dei Paesi
  • 12-16 settimane nel 52% dei Paesi
  • 8-12 settimane nel 13% dei Paesi
  • almeno 7 settimane nel 4% dei Paesi

L’interruzione in alcuni casi è stata mitigata dal sovrapporsi della chiusura con pause didattiche già programmate oppure riducendo, anticipando o posticipando i periodi di vacanza. 

Le misure per la continuità didattica

I diversi Paesi hanno utilizzato una varietà di risorse per garantire la continuità didattica agli studenti nei periodi di chiusura delle aule:

  • pacchetti didattici
  • risorse per la didattica online
  • educazione radiofonica
  • televisione educativa

Le piattaforme per la didattica online sono state lo strumento più utilizzato anche per la loro versatilità: agli studenti sono stati forniti contenuti di studio da gestire in autonomia, percorsi di apprendimento più strutturati e anche lezioni in diretta con l’ausilio di piattaforme per riunioni virtuali.

I programmi televisivi didattici si sono invece rivelati più appropriati per la scuola primaria, dove lo studio autonomo e l’uso delle piattaforme digitali si rivela più complesso.

Il ruolo dei docenti nel supportare la didattica digitale

La tecnologia è stata fondamentale per garantire il diritto allo studio; in generale tuttavia consente sempre, anche in momenti non caratterizzati dalla gravità di quello attuale, di supportare insegnanti e studenti nell’accesso a materiali didattici interattivi.

La didattica a distanza permette  di adattare l’esperienza formativa per andare incontro alle caratteristiche individuali degli studenti. Allo stesso modo, i laboratori virtuali possono dare agli studenti l’opportunità di progettare e condurre esperienze che favoriscono un apprendimento più attivo e partecipato.

Ma la scuola e i docenti non erano forse così pronti alla DaD:

L’esperienza dell’isolamento ha quindi sicuramente contribuito ad accelerare i tempi della digitalizzazione della didattica.

La riapertura delle scuole

Uno studio dell’OCSE e dell’Università di Harvard ha trovato che l’apprendimento avvenuto nel periodo del lockdown corrisponde, nella migliore delle ipotesi, solo a una parte di ciò che gli studenti avrebbero appreso a scuola.

La didattica a distanza è un utile strumento, ma ha anche reso evidenti i vantaggi della didattica tradizionale, che permette di apprendere a contatto con gli insegnanti e i loro pari.

Grazie all’effetto positivo dell’interazione tra i pari e ai benefici del rapporto diretto con i docenti, il ritorno nelle aule può permettere di colmare le lacune negli apprendimenti generatesi nel periodo di emergenza sanitaria.

Per questo secondo l’OCSE è necessario cercare di limitare le chiusure, ma tutelando la sicurezza degli alunni e dei docenti. Serve quindi una corretta valutazione dei rischi ed è necessario stabilire linee guida e procedure efficaci per limitare i rischi per la salute.

La formazione professionale durante il lockdown

Mentre le scuole sono riuscite a limitare i danni delle chiusure con la Didattica a Distanza il campo della formazione professionale, la VET – Vocational Education and Training, è stato invece duramente colpito dalla pandemia.

Durante il periodo del lockdown molte attività produttive sono state sospese e gli apprendisti non hanno potuto proseguire il percorso di formazione.

Alla riapertura inoltre, in uno scenario di recessione, le aziende saranno in lotta per sopravvivere alla crisi e non è detto che abbiano tempo e risorse da destinare alla formazione dei futuri lavoratori.

Secondo l’OCSE serve varare delle misure a supporto della VET, come ad esempio implementare l’uso di piattaforme di apprendimento digitali o supportare economicamente gli apprendisti e i datori di lavoro per limitare le perdite di questo periodo.

L’OCSE auspica perciò che la crisi attuale porti allo sviluppo di società resilienti che siano in grado di riflettere sul ruolo dei sistemi educativi e di formazione professionale per pianificare e rafforzare strategie efficaci di sviluppo sostenibile.

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