L’Atlante dell’infanzia a rischio 2025 di Save the Children offre un’analisi profonda dell’universo giovanile oggi, esplorando le sfide educative, emotive e sociali della Generazione Zeta e della Generazione Alfa. Vediamo quali sono i temi principali che emergono da questo documento e quali sono gli strumenti che una comunità educante solida può introdurre per sostenere i giovani nel loro percorso di crescita.

Le sfide emotive e sociali che le ragazze e i ragazzi affrontano sono indubbiamente molte e complesse; investono temi critici, come il rapporto con la scuola, l’impatto della tecnologia sul benessere psicologico, l’isolamento sociale e la sensazione di invisibilità che i giovani possono provare in un contesto nel quale rappresentano una quota sempre più ristretta di popolazione. In Italia, ad esempio, i ragazzi tra i 13 e i 19 anni sono solo il 6,86% della popolazione totale.
Segnali di allarme a Scuola
Una delle aree di criticità che viene messa in evidenza nel rapporto di Save the Children è il modo in cui i giovani vivono la Scuola, percepita dal 78% dei quindicenni italiani come luogo di stress per la pressione esercitata dagli impegni richiesti loro.
L’ansia da prestazione che ne deriva causa malessere in classe e un tasso di assenteismo che tocca il 60%, molto superiore alla media OCSE.
Sono fattori che si sommano al problema della dispersione implicita, messo in evidenza con dati molto significativi dalle Rilevazioni nazionali INVALSI. Anche se in calo rispetto agli anni scorsi, la dispersione implicita indica che circa l’8,7% dei ragazzi consegue il diploma senza però aver raggiunto le competenze minime previste al termine del ciclo di studi.
È un dato che sale significativamente negli istituti professionali e che penalizza soprattutto i giovani che provengono da un contesto socioeconomico svantaggiato o con background migratorio.
Emozioni e relazioni a rischio
Sul percorso scolastico e sull’allontanamento da questo, in forma di dispersione esplicita o implicita, incidono le fragilità che i giovani presentano sul piano emotivo e socio relazionale.
Una delle aree di maggiore criticità, infatti, è il benessere psicologico, con un aumento preoccupante dei disturbi legati all’ansia, alla depressione e a una generale sfiducia nel futuro.
Una espressione di queste difficoltà è in quello che viene definito attacco al corpo, con l’aumento dei disturbi del comportamento alimentare, dei casi di cutting, ovvero di tentativi di suicidio, la crescente insoddisfazione per la propria immagine corporea causata dal riferimento costante a modelli di perfezione difficilmente raggiungili. Sono vissuti che alimentano il timore del fallimento e del giudizio che può venire dal confronto con gli altri.
È un rischio dal quale molti ragazzi cercano di fuggire rifugiandosi dietro a filtri digitali, che si trasformano di fatto in forme di solitudine, non necessariamente patologiche ma che certamente non favoriscono quel benessere psicosociale che invece i giovani desidererebbero. È quanto può accadere con l’Intelligenza Artificiale.
Nuove forme di solitudine
L’iperconnessione che caratterizza la vita di molti adolescenti e giovani porta alla diffusione di nuove forme di solitudine.
Il fenomeno del ritiro sociale, o hikikomori, riguarda circa il 2% degli adolescenti, che scelgono di isolarsi volontariamente per oltre sei mesi, rinchiudendosi nelle proprie stanze.
Molti altri manifestano sintomi di alienazione, preferendo l’interazione virtuale a quella faccia a faccia. È un isolamento alimentato anche dal fenomeno del Brain Rot, ovvero il deterioramento mentale dovuto al consumo eccessivo di contenuti online banali o del cellulare.
In questo contesto l’Intelligenza Artificiale sta assumendo un ruolo inedito: il 92,5% degli under 19 utilizza strumenti di IA e molti di loro dichiarano di preferire il confronto con un chatbot rispetto a una persona reale. Le ragioni di questa scelta sono motivate dal non sentirsi giudicati e dalla disponibilità senza limiti dei mezzi digitali.
Un rischio allarmante dell’iperconnessione investe anche le relazioni sentimentali degli adolescenti, oggi profondamente filtrate dallo schermo.
Pratiche come il sexting sono comuni, con l’80% delle ragazze che dichiara di inviare immagini intime al partner, spesso per compiacimento o anche per effetto di pressioni. Inoltre, l’accesso precoce e massiccio al porno online (praticato dal 54,5% dei maschi) distorce la percezione della sessualità e dei rapporti reali. Molti giovani manifestano difficoltà nell’approccio fisico, preferendo relazioni che non arrivano mai al contatto corporeo per paura del fallimento.
La sovraesposizione digitale comporta poi altri rischi gravi, come il cyberbullismo, che colpisce una percentuale alta di studenti tra i 15 e i 19 anni, e la violenza di genere online.
I profili a rischio
I segnali comportamentali e relazioni che possono indicare un possibile ritiro sociale sono principalmente:
- Profilo del Lupo Solitario, caratterizzato da un netto calo degli incontri di persona con i coetanei al di fuori dell’ambito scolastico
- Sostituzione della realtà con il virtuale, in conseguenza della quale circa 6 adolescenti su 10 considerano l’interazione virtuale una valida sostituta di quella faccia a faccia
- Deterioramento della qualità relazionale per scarsa fiducia nei coetanei, nei genitori e negli insegnanti
- Disinvestimento dalle attività extrascolastiche, come hobby, sport o comunque attività collettive, con conseguente rischio di alienazione sociale
- Segnali emotivi e fisici, quali bassa autostima, forte insoddisfazione per il proprio corpo e ansia legata al giudizio altrui
- Comportamenti digitali specifici, come il phubbing, cioè trascurare l’interlocutore fisico per il cellulare e il manifestare nervosismo quando non si lo si ha con sé.
La forza della Scuola nel contrasto al malessere
Come sottolinea il l’Atlante dell’infanzia a rischio, la Scuola è un presidio importante nella promozione e nella tutela del benessere emotivo e razionale. Le azioni attraverso le quali può esercitare una valida azione di contrasto al malessere giovanile investono più fronti, quali:
- Supporto alla salute mentale e all’affettività, attraverso:
- Istituzione dello psicologo scolastico, una figura stabile che offra ascolto e sostegno in modo discreto, rispettando la privacy
- Percorsi sistematici di educazione socioaffettiva e sessuale, attualmente poco presenti e per lo più sporadici
- Innovazione Didattica e Scuole aperte, per valorizzare l’apprendimento come processo attivo e critico e per offrire ai ragazzi anche spazi di aggregazione sicuri per attività extrascolastiche
- Contrasto alle disuguaglianze, con azioni volte a contrastare i pregiudizi che spesso portano a consigliare percorsi tecnici o professionali agli alunni provenienti da contesti svantaggiati, indipendentemente dal loro talento.
Conclusioni
L’Atlante di Save the Children evidenzia in modo puntuale i fattori di fragilità che rendono complessa la realtà giovanile odierna. Questa analisi dà però importanti indicazioni su ciò che il mondo adulto, in primis la Scuola, può fare per supportare questa generazione che sembra soffrire di una sfiducia disorientante nelle proprie possibilità, con ripercussioni gravi sul piano formativo ma anche sul versante sociale e affettivo.
La Scuola, proprio per la sua insostituibile funzione formativa, può rafforzare il proprio ruolo come presidio di benessere, all’interno del quale rendere costruttiva un’alleanza tra giovani e adulti basata sulla fiducia reciproca, condizione imprescindibile perché quel timore del giudizio che porta così tanti giovani a rifugiarsi nell’isolamento si trasformi in apertura verso la relazione con l’altro e verso il futuro.
Approfondimenti
- Atlante dell’infanzia (a rischio) 2025 – Senza filtri Voci di adolescenze
- Generazione Onlife: Giovani tra Solitudine e Attivismo
- Demografia, solo una persona su 15 in Italia è adolescente (gli over 65 sono uno su 4)
- La relazione in rete diventa problema. Il caso degli hikikomori
- La Dispersione scolastica in Italia
- Intelligenza Artificiale: sfide e opportunità per la Scuola del futuro
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