Misurare le competenze digitali. Un’evoluzione per la scuola e la valutazione

L’appuntamento di marzo con le Prove INVALSI segna una tappa significativa nel percorso formativo degli studenti italiani. Quest’anno, inoltre, la stagione delle Prove si apre sotto il segno dell’innovazione. Gli allievi dell’ultimo anno della Secondaria di secondo grado delle classi campione svolgeranno infatti anche Prove sulle Competenze digitali, ampliando il percorso iniziato lo scorso anno con le classi seconde. Il Presidente dell’INVALSI Roberto Ricci, nel porgere il suo “in bocca al lupo” alle ragazze e ai ragazzi impegnati in questo passaggio ci sollecita a riflettere che il cambiamento non è solo nell’innovare le modalità di valutazione, ma nel ripensarne il significato in una diversa prospettiva etica e sociale.

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Accanto ai test di Italiano, Matematica e Inglese, le studentesse e gli studenti della Scuola secondaria di secondo grado delle classi campione rispondono quest’anno anche a quesiti che riguardano le Competenze digitali.

Comprendere, interpretare e usare in modo critico le informazioni è e rimane una delle funzioni più alte della Scuola. Interagire con i sistemi di Intelligenza Artificiale, porre le giuste domande, interpretarne i risultati richiede infatti capacità che si fondano su lettura, comprensione, analisi critica, cioè su quelle competenze che la Scuola coltiva da sempre.

È in questa chiave che l’innovazione tecnologica si salda con la tradizione educativa, non sostituendola ma valorizzandone la funzione.

Come afferma il Presidente Ricci, questa evoluzione rappresenta

una grande opportunità, perché le competenze digitali sono molto, molto importanti – e non solo per le Competenze digitali in sé – ma anche per le connessioni che queste hanno con l’uso dell’Intelligenza Artificiale.

Nel dibattito contemporaneo si ha qualche volta la sensazione che l’utilizzo competente delle tecnologie sia ricondotto riduttivamente a tema tecnico. Perché questo rischio sia superato occorre quindi cambiare la prospettiva culturale dalla quale si guarda l’innovazione.

Questa, per essere autentica, deve essere accompagnata da riflessione etica e governance pubblica, per evitare di amplificare disuguaglianze già esistenti legate alla possibilità di accesso alle tecnologie o alle condizioni socioeconomiche.

Come ogni passaggio importante a livello individuale e collettivo anche quello attuale ci interpella nel profondo e suscita un dibattito – espresso a volte in forma di timore del nuovo – che è tuttavia costruttivo.

Non si tratta infatti solo di imparare nuovi strumenti, ma di capire chi vogliamo essere come comunità educativa e come Paese.

Ecco, quindi, che il ruolo dell’INVALSI nel misurare le competenze digitali delle allieve e degli allievi è, e rimane, quello di garantire che l’evoluzione degli strumenti valutativi si sviluppi dentro un quadro di responsabilità istituzionale, trasparenza metodologica e attenzione all’equità.

Foto di Depositphotos

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